X [ics]

Giulio Scaramella – Pianoforte
Marco Trabucco – Contrabbasso
Luca Colussi – Batteria
+
Maddalena Calamai – Flauto
Costanza Pennucci – Corno
+
Emanuele Andreatta – Violino
Alessandro Dalla Libera – Viola
Federico Motta – Violoncello


Marco Trabucco is a musician open to confrontation with the new sonic stimuli that contemporary society offers us. This latest CD of his testifies to a path aimed at overcoming the standardization that has characterized much music in recent years. The title “X [ics]” refers “both to the number of ten performers and to the unknown that results from the juxtaposition of classical chamber sonorities with those of jazz”. Indeed, the instrumental combines a classically characterized ensemble (flute, horn, piano and strings, joined by marimba and balafon) with the typical jazz quartet formation. There are several quotations with echoes of Chick Corea’s “Temple of Isfahan” as in the opening of the disc, in “One for Max” or of the incipit of the theme of Coltrane’s “Giant: steps” reproposed in its evocative variation, in the last track entitled “Otranto”. The timbral and harmonic solutions sought, go, at times, toward intervallic tensions derived from the learned tradition: think, for example, of Schoenberg’s chamber music for strings. As far as orchestration choices are concerned, the solutions adopted propose sound refractions aimed at broadening the harmonic spectrum of the thematic cells used. From the perspective of an author from the jazz area such as Trabucco, traditional figures, sonorities from the cultured area, areas of improvisation and themes that merge into a possible infinity follow one another without a break.

(Paolo Cavallone)
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“Marco Trabucco è un musicista aperto al confronto con i nuovi stimoli sonori che la società contemporanea ci propone. Questo suo ultimo CD testimonia di un percorso teso al superamento della standardizzazione che ha caratterizzato molta musica degli ultimi anni.  Il titolo “X [ics]” rimanda “sia al numero di dieci esecutori, sia all’incognita che risulta dall’accostamento di sonorità cameristiche classiche con quelle del jazz”. Lo strumentale unisce, infatti, un ensemble classicamente caratterizzato (flauto, corno, pianoforte e archi, a cui si aggiunge la marimba ed il balafon) alla formazione tipica del quartetto jazz. Diverse le citazioni con echi di Chick Corea del “Temple of Isfahan” – come in apertura del disco, in “One for Max” – o dell’incipit del tema di “Giant steps” di Coltrane, riproposto in una sua suggestiva variazione, nell’ultimo brano dal titolo “Otranto”.  Le soluzioni timbriche e armoniche cercate, si spingono, talvolta, verso tensioni intervallari derivate dalla tradizione colta: si pensi, ad esempio, alla musica cameristica per archi di Schoenberg. Per quel che concerne le scelte di orchestrazione, le soluzioni adottate propongono delle rifrazioni sonore volte ad ampliare lo spettro armonico delle cellule tematiche utilizzate. Dalla prospettiva di un autore di area jazzistica come Trabucco, si succedono, senza soluzione di continuità, figure tradizionali, sonorità di area colta, zone di improvvisazione e temi che si fondono in un infinito possibile.

(Paolo Cavallone)