Recensione OIR quintet – Roma in jazz

Pubblicato da areamusic il

Oir Quintet

E penso a te

Abeat Records 2018

 

Modo per Modo, e con estrema modestia, quelli che in Italia suonano Jazz mi sembra non cerchino contraltari illustri e d’eco commerciale, così come il Quintetto di questi bravi musicisti che – italiani in Italia- non dimenticano né radici né le influenti inversioni che hanno aperto la strada al restyling delle nostre Note, a partire dalla seducente malinconia di Almeno tu nell’universo di Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio, dall’enigmatica Io Vorrei, non vorrei…ma se vuoi e dalla distanza lirica di E penso a te di Battisti e Mogol, ai colori fané di Ancora di Eduardo De Crescenzo e all’indimenticabile fraseggio Bossa della colonna sonora firmata dall’immenso Ennio Moricone perMetti una sera a cena, discutibile dramma borghese di Giuseppe Patroni Griffi (cast stellare nel film del 1969: Jean-Louis Trintignant, Tony Musante, Florinda Bolkan e Annie Girardot).

Nel dire e trasognare di quanto edotto dal repertorio italico, due brani che hanno trasformato il segno mediterraneo in punti esclamativi di fantasia europea se non mondiale, Englishman in New York di Sting (che spesso la suona in acustico nella sua Tenuta toscana per i suoi nuovi compaesani) e Alice in Wonderland di Sammy Fain, tema dell’animated musical fantasy di Walt Disney, tratto dal romanzo di Lewis Carroll che a suo tempo fece innamorare delle sue scene oniriche e sorridenti sia Nord che Sud della nostra Terra (uno dei libri ed uno dei dvd più venduti in Italia). Un’osservazione a parte per la lullaby Song of Life di Fred Hersch & Norma Winstone, brano meno conosciuto dei precedenti ma egualmente di grande efficacia lirica, lanciato in Italia proprio dall’Oir Quintet, cui diamo merito d’aver saputo individuare un pentagramma molto interessante da leggere in Jazz.

Rita Bincoletto, voce adatta a tali narrazioni in virtù di piacevoli modulazioni vocali morbide e intense, appaga il desiderio di conoscenza di chi ascolta in un’atmosfera sobria e ben definita, di tono sognante ed assolutamente innovativo grazie al tratteggio chitarristico estroso, intimista e visionario dell’eccellente Emanuele Grafitti, al pianismo raffinatamente jazzistico di Giulio Scaramella, alla composta creatività della ritmica di Marco e Max Trabucco (contrabbasso e batteria).

Un convinto plauso agli arrangiamenti di questi nuovi standards, molto originali e privi d’ogni enfasi, sempre in linea con il fulcro ispirativo dell’album: dare senso contemporaneo alla forma-canzone lasciando che appaia attraverso il clima del “live” tipico delle Blue Notes.

E, con questo, l’Italia potrebbe anche sapere di poter dare nuovi colori e nuove avventure a quanto di meglio composto negli anni più estrosi ed inventivi, molto al di là di quanto siamo costretti ad ascoltare per i soliti affarucci commerciali di noti avvoltoi musicali.

Personalmente sono con voi, Oir Quintet.

Fabrizio Ciccarelli (
www.romainjazz.it)

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